"Che cos'è l'arte"
tratto da ARTE + SCUOLA
Per rispondere alla domanda "Che cos'è l'arte?",
dobbiamo partire col chiederci se essa:
- E’ qualcosa che esplora la
natura della percezione umana?
- E’ qualcosa che si fa per
il proprio piacere?
- E’ qualcosa che genera
forti emozioni?
- E’ lo studio delle abilità
creative delle persone?
- E’ il processo messo in
atto con le abilità creative?
- E’ il prodotto ottenuto
attraverso le abilità creative?
- E’ l’esperienza vissuta
dal pubblico delle abilità creative altrui?
- E’ una disciplina?
- E’ un oggetto?
- E’ un’attività?
- E’ espressione di noi
stessi?
- E' un’esperienza?
- E’ un modo di pensare?
Ciascuno di noi potrà trovarsi in accordo o in disaccordo con una o più delle domande poste sopra. L'arte, infatti, può essere contemporaneamente tutte queste cose e nessuna di queste. Ciò dipende dal fatto che il termine “arte” è costantemente oggetto di discussione in quanto il suo significato è cambiato, cambia e cambierà nel corso dei vari secoli, in base alle opinioni delle persone, vissute nelle varie epoche storiche e in differenti aree geografiche, e che di volta in volta le hanno attribuito diverse funzioni.
Consideriamo allora qualche esempio di opera
d'arte, differente per significato e funzione, scelto tra varie epoche
storiche...
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SOPRA: Arte Greca (1.000 a.C.) –
significato: interesse per la rappresentazione della figura umana / scopo:dimostrazione dell’esistenza
di armonia, equilibrio e ritmo in natura.
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SOPRA: Arte Medievale (1.200
d.C.) – significato: interesse per la rappresentazione di scene bibliche
e soprannaturali / scopo: educazione del genere umano alla morale
religiosa con conseguente riconoscimento collettivo delle regole dettate
dalla Chiesa.
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SOPRA: Arte Rinascimentale (1.500
d.C.) – significato: interesse per la rappresentazione prospettica
tridimensionale / scopo: dimostrazione scientifica del mondo e
della realtà.
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SOPRA: Arte Romantica (1.800
d.C.) – significato: interesse per la rappresentazione di imponenti
fenomeni naturali / scopo: dimostrazione dell’impossibilità della scienza di
spiegare da sola tutto quello di cui è fatta la realtà.
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SOPRA:
Avanguardie (1.900 d.C.) – significato: interesse per la
rappresentazione di fatti politici e sociali / scopo: promozione di
rivoluzione e cambiamento.
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SOPRA: Postmoderno (2.000
d.C.) – significato: interesse per le forme d’intrattenimento e per la
produzione industriale di prodotti / scopo: denuncia del
consumismo e sensibilizzazione del pubblico.
Si può
riassumere tutto quanto sopra espresso stabilendo, in conclusione, che l'arte è tutto ciò che abbia la sola
funzione di trasmettere o comunicare un'idea!
Per
stabilire quale idea si trovi all'origine di un'opera d'arte, dobbiamo sempre
porci una semplice domanda: "PERCHÉ l'artista
l'ha realizzata?". Per rispondere a questa domanda possiamo
ricorrere alla scheda tecnica che, generalmente, accompagna l'opera. In
essa sono, infatti, contenuti una serie di dati che possono tornarci molto
utili: il nome dell'artista che ha creato l'opera, il titolo dell'opera, la
tecnica con cui l'opera è stata conseguita, l'anno in cui l'opera è stata
realizzata, le dimensioni dell'opera, il luogo in cui l'opera è conservata.
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Con i pochi, ma essenziali dati contenuti in
questa scheda tecnica possiamo ora rintracciare altre importanti informazioni
su questo quadro:
- l’artista è straniero (ha
un nome norvegese: egli è nato infatti a sud-est della Norvegia!).
- il titolo ci suggerisce che il protagonista
del dipinto stia provando delle sensazioni di forte angoscia e di grande
paura (egli è solo e si tiene il viso tra le
mani, mentre urla, con gli occhi sgranati!).
- la tecnica impiegata per dipingere il
dipinto è complessa (nello specifico si tratta in questo
caso di olio, tempera e pastello su cartone; i colori sono
innaturali, caldi nella zona corrispondente al cielo e freddi nella zona
sottostante; le linee di cui è fatto il dipinto sono fortemente ondulate,
come a formare dei vortici sia in cielo che lungo il fiume che scorre
sotto il ponte su cui si trova il protagonista, e ciò aumenta il senso di
angoscia e paura!).
- la data in cui viene realizzato il dipinto
coincide con il periodo in cui l’artista combatte contro i
suoi problemi di salute (egli aveva
infatti cominciato a soffrire di attacchi di panico, originati dalla morte
dei genitori e della sorella Sofia e dal disagio di vivere in un paese
freddo, con rare giornate di sole!).
- le dimensioni del dipinto ci suggeriscono
che è piuttosto piccolo (riflettendoci
possiamo capire che l’angoscia e la paura sono sensazioni che
si avvertono nel profondo di noi stessi, sono quindi un fatto
privato/intimo e un piccolo dipinto comunica meglio il senso di
raccoglimento!).
- il luogo in cui è conservato il dipinto è il
paese d’origine dell’artista (la città di Oslo
infatti è la capitale della Norvegia!).
Ecco che, se ora proviamo a porci la domanda: “PERCHÉ Edvard
Munch ha realizzato “L’urlo”?”, possiamo più facilmente rispondere, dicendo che
probabilmente egli si sentiva spaventato e angosciato come il protagonista del
dipinto che ha voluto rappresentare, o come può essere capitato a noi o ad un
nostro amico o parente, e attraverso la pittura è riuscito a tirare fuori
queste sensazioni che lo turbavano...
Ora verifichiamo la nostra risposta, leggendo una pagina del diario
dell’artista Edvard Munch...
« Sì, qui in ospedale,
in Danimarca, adesso sto benino. Penso che presto potrò tornare a casa, e
ricominciare pian pianino i miei giretti lungo il corridoio, tra la pendola e
il letto, tra la poltrona e la veranda. Forse potrò riprendere anche a
dipingere: senza fretta, senza ansia, una pennellata dopo l'altra. Sì, le
ultime crisi sono state proprio brutte. Mi pareva di soffocare, il mondo mi
girava intorno, quasi non riuscivo a stare in piedi: però ora va meglio, riesco
a calmarmi, a guardarmi indietro, a ricordare, qualche volta a rivivere quelle
emozioni... Siete mai stati in Norvegia? Lo sapete cosa vuol dire stare sul
margine estremo, al Nord dell'Europa? Oh, certo, magari qualcuno di voi è
venuto in vacanza, nella bella stagione, nelle lunghissime sere di giugno. Lo
so benissimo, ci sono addirittura delle navi da crociera, piene di luci, con
tanto di cabine di lusso, che percorrono i fiordi e approdano al porto della
mia città, Oslo. Giorni magnifici, non discuto: i turisti sono entusiasti,
guardano i fiordi, il sole di mezzanotte, il verde scintillante che scende fino
al mare. Ma bisogna coglierli al volo: passano in fretta. Poi, le nuvole, la
pioggia, il freddo, l'orizzonte che si fa grigio, la solitudine. Per me, cala
l'angoscia. Ho il terrore di rimanere solo. Voi che venite in Norvegia d'estate
dite che qui si sta bene, ma io da bambino, a soli cinque anni, ho visto morire
mia madre di tubercolosi, poi mia sorella Sofia, quindi, improvvisamente, anche
mio padre. Io stesso ho sempre avuto una salute fragile (lo ammetto: col tempo,
la vodka e l'acquavite non mi hanno aiutato!), stretto da un'educazione
puritana e moralista e le notti del grande Nord, gelido e inospitale. La
pittura mi ha aiutato a guardare dentro me stesso, a trasmettere sentimenti ed
emozioni [...]. Ho letto i testi dei filosofi della Scandinavia e ho sentito
parlare delle teorie sulla psiche umana sviluppate dal dottor Freud, a Vienna. Io avverto un
profondo senso di malessere, che non saprei descrivere a parole, ma che invece
so benissimo dipingere. [...] Mi ricordo benissimo, era l'estate del
1893. Una serata piacevole, con il bel tempo, insieme a due amici all'ora del
tramonto. [...] Cosa mai avrebbe potuto succedere? Il sole stava calando sul
fiordo, le nuvole erano color rosso sangue. Improvvisamente, ho sentito un urlo
che attraversava la natura. Un grido forte, terribile, acuto, che mi è entrato
in testa, come una frustata. D'improvviso l'atmosfera serena si è fatta
angosciante, simile a una stretta soffocante: tutti i colori del cielo mi sono sembrati
stravolti, irreali, violentissimi. [...] Anch'io mi sono messo a gridare,
tappandomi le orecchie, e mi sono sentito un pupazzo, fatto solo di occhi e di
bocca, senza corpo, senza peso, senza volontà, se non quella di urlare, urlare,
urlare... Ma nessuno mi stava ascoltando: ho capito che dovevo
gridare attraverso la pittura, e allora ho dipinto le nuvole come se fossero
cariche di sangue, ho fatto urlare i colori. Non mi riconoscete, ma quell'uomo
sono io. [...] L'intera scena sembra irreale, ma vorrei farvi capire
come ho vissuto quei momenti. [...]Attraverso, l'arte cerco di vedere
chiaro nella mia relazione con il mondo, e se possibile aiutare anche chi
osserva le mie opere a capirle, a guardarsi dentro. »
In conclusione, possiamo affermare che le opere
di Edvard Munch (per lo stile utilizzato, le idee comunicate, ed in quanto
realizzate tra il 1885 e il 1944) appartengono ad un tipo particolare di arte,
diffusa a cavallo tra la fine del secolo Ottocento e l’inizio del secolo
Novecento, chiamata Espressionismo.
Il significato dell’ Arte Espressionista risiede
nello interesse per la rappresentazione degli stati d’animo dell’individuo
(Espressionismo = espressione di sé) e la sua funzione è stata quella di
mettere in luce il mondo interiore dell’essere umano indagandone l’inconscio,
al pari della psicoanalisi in campo medico.



